In occasione del lancio di Sport Routes, abbiamo incontrato Luigi Spera, Presidente e Direttore Commerciale dell’associazione, per farci raccontare la nascita del progetto e gli obiettivi per i prossimi mesi.
Presidente, partiamo dall’inizio: come nasce l’idea di Sport Routes?
Nasce da un’osservazione molto semplice: il turismo sportivo in Italia è un settore enorme, in costante crescita, ma estremamente frammentato. Ci sono aziende, territori, impianti, eventi, operatori turistici che lavorano ciascuno per conto proprio, senza un sistema che li metta in connessione. Abbiamo capito che mancava un soggetto capace di fare da collante, di rappresentare questo mondo a livello istituzionale e di trasformare relazioni isolate in progetti concreti. Da lì è partita l’idea di costruire Sport Routes.
Perché la forma di Associazione di Promozione Sociale e non, ad esempio, un’azienda privata?
Perché crediamo che per costruire un sistema credibile, che possa parlare con le istituzioni e rappresentare davvero gli interessi della filiera, sia necessario un soggetto associativo, senza scopo di lucro, dove le risorse vengono reinvestite nello sviluppo dell’ecosistema e dei soci. Questo non significa rinunciare a creare valore economico per le aziende coinvolte: significa farlo nel modo giusto, con trasparenza e con una governance solida.
Quali sono le aree del turismo sportivo su cui Sport Routes si concentrerà?
Operiamo su tutte le grandi dimensioni del settore: dal turismo attivo, cioè chi viaggia per praticare sport, al turismo passivo legato ai grandi eventi, fino al turismo nostalgia, all’avventura, all’urban sport tourism e al wellness tourism. Sono mondi molto diversi tra loro, ma tutti riconducibili a un’unica logica: lo sport non è più un’attività accessoria al viaggio, è diventato il motivo del viaggio.
A chi si rivolge concretamente Sport Routes? Chi può entrare a far parte di questo ecosistema?
Ci rivolgiamo ad aziende del settore sportivo e turistico, territori, enti locali, operatori, organizzatori di eventi e istituzioni. A tutti questi soggetti offriamo attività istituzionali, come la rappresentanza presso enti italiani ed europei, sviluppo commerciale attraverso fiere e business matching, supporto per l’apertura verso mercati esteri prioritari, e attività di formazione e ricerca con studi di settore e analisi di mercato.
Quali sono le prime attività concrete in programma?
Stiamo lavorando su tre direttrici principali: la costituzione e la governance dell’associazione, con l’attivazione dei primi soci fondatori; il lancio di un primo evento flagship, che diventerà il punto d’incontro di riferimento per il settore; e l’avvio di partnership istituzionali con enti, territori e sponsor strategici. Sono le fondamenta su cui costruiremo tutto il resto.
C’è un aspetto del progetto a cui è particolarmente legato?
Sì, il fatto che non stiamo creando un evento isolato, ma un sistema permanente. Tante iniziative nel turismo sportivo nascono e si spengono dopo una o due edizioni. Noi vogliamo costruire qualcosa che cresca nel tempo, che diventi un punto di riferimento stabile per tutto il settore, in Italia e nei mercati internazionali.
Un messaggio per chi sta leggendo questa intervista e si sta chiedendo se Sport Routes possa essere rilevante per la propria attività?
Il mio invito è semplice: parliamone. Che si tratti di un’azienda del settore sportivo, di un territorio che vuole valorizzare le proprie eccellenze o di un’istituzione interessata al tema, Sport Routes nasce per essere un punto d’incontro. Più soggetti qualificati entrano in questo network, più valore si genera per tutti. Siamo all’inizio di un percorso e c’è spazio per essere protagonisti, non spettatori.